Underfoot (reverse)

Living Room - The space of imagination -  residenza curata da Andrea Lerda, in collaborazione con associazione Art.ur, Cuneo, IT

2021

Il tema di quest’anno del progetto Living Room - The space of imagination - ruota attorno alla riflessione sul concetto di spazio e sul nostro rapporto con esso. In relazione alla drammatica situazione che abbiamo vissuto durante la pandemia, siamo stati costretti ad un isolamento forzato. L’esperienza del lockdown, per molti versi ha sollecitato il nostro bisogno di evasione, realizzabile attraverso e grazie all’immaginazione. In relazione al tema del progetto, puoi raccontarci come hai vissuto - o immaginato - il tuo spazio domestico? 

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Credo che lo spazio – sia esso materiale o immaginato – sia una costruzione mentale, come anche il concetto di limite. Il mio spazio domestico non è delimitato da dei muri, bensì dalla mia percezione. Più che un ambiente che occupo, si tratta di uno stato mentale. Mi ha sempre interessato la relazione tra il dentro e il fuori, perché i luoghi che piacciono a me, dove spesso vado a svolgere le mie azioni, sono sempre dei luoghi al margine, dove non sei né da una parte né da un’altra. Come stare sulla riva di un fiume. Il fiume scorre nel suo letto, ed è delimitato dagli argini, ma questi mutano nel tempo. Sono sempre transitori, nulla è dato per certo. Il dentro e il fuori cambiano in continuazione. Questo è come vivo il mio spazio mentale, è in continuo evolversi, si possono seguire dei tracciati ben definiti o andare oltre. Quello che sta dentro e quello che sta fuori dipende tutto da come viene percepito. Questo rende lo spazio immaginato estremamente fragile e instabile, ma sono proprio questi i tratti che lo definiscono, come lo sono più in generale per la condizione umana, specialmente in questo periodo storico.  

Nell’ambito di Living Room 2021 sei stato invitato a riflettere sui concetti di corpo, spazio e sogno; sul potere generativo del limite e sull’urgenza di essere creativi in un tempo di cambiamenti epocali. Mi racconti come hai vissuto l’esperienza della residenza? 

La residenza è ancora in atto, si sta sviluppando e ci siamo ancora dentro, questo processo ne è una parte essenziale. Da subito Luisella Dutto, l’architetto a cui sono stato affiancato, mi ha portato sui fiumi che costeggiano la città, probabilmente aveva visto i miei lavori precedenti. Ci siamo scambiati impressioni sulle nostre rispettive ricerche, abbiamo discusso, mi ha mostrato alcuni dei suoi progetti portandomi nei cantieri e nelle abitazioni su cui aveva lavorato in città e in provincia. Da questo sono poi emerse mappe, disegni tecnici, planimetrie, visioni che presentavano un dato luogo sotto tanti punti di vista e in tutte le sue sfaccettature. La cartina, o qualsiasi mappa, con la sua visione dall’alto contiene lo spazio, lo immobilizza. Quanto sono fissi i punti che la compongono, e quanto invece mutano nel tempo? Come quei massi apparentemente fermi sul letto del fiume, ma che in realtà nel tempo vengono erosi dall’acqua e spostati dalla corrente.

Sto lavorando sul confine delle nostre certezze per superarlo e andare oltre quello che percepiamo come realtà, per scoprire mondi muovi, mondi che non sono necessariamente razionalizzati come i punti di congiunzione su una mappa.

 

 

 

L’esito della residenza prevede la realizzazione di un progetto.  Mi racconti come è nato e in cosa consiste?

 

Il lavoro nasce da un’esigenza di intraprendere un viaggio che apra nuovi spazi e che approfondisca il concetto di fuori e dentro, di limite che chiude o come soglia che apre. È andato sempre di più a delinearsi grazie al confronto con l’architetto e la città di Cuneo. Contiene un paradosso, perché vuole evidenziare il confine manifestandolo nello spazio, rendendolo concreto, ma allo stesso tempo lo mette in risalto come limite arbitrario, che esiste solo nel momento che smettiamo di sognare quello che c’è oltre. Gli ostacoli, dettati non solo dallo spazio ma anche dal nostro stesso corpo e dal nostro pensiero, ci mostrano i nostri limiti interiori, oppure possono offrire una soglia da varcare per addentrarsi in ambienti nuovi e sconosciuti. Questa è una cosa che abbiamo sperimentato tutti durante la pandemia. Mi interessa raccogliere le tracce del luogo e dei suoi confini, analizzare cosa definisce e delinea lo spazio stesso per poi stravolgerlo, cercare di vederlo per come realmente è e non per come lo pensiamo. Togliendo tutto quello che è in eccesso, lasciando spazio alla vera essenza delle cose.

ATP Diary interview, 2021

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